Bauci
Pirra
Despina
Argia
Olinda
Aglaura
Ottavia
Smeraldina
Anastasia
Andria
Eusapia

 

Sulle prime può intenerire che qualcuno pensi di combattere personalmente la serializzazione, realizzando dei pezzi “a mano”, ma ciò può anche ri­spondere ad un'esigenza reale e ad un tentativo di salvezza nell'oceano in tempesta. Coleen Corradi a tal proposito scrive: “L'autore cura tutte le fasi della creazione, senza interventi fotomeccanici o automatizzati…”

La dimensione ridotta delle stampe, soprattutto d'acqueforti e acquatinte su supporto metallico, è ritenuta idonea all'ottenimento di un risultato soddisfacente. Anche i monotipi rappresentano una mediazione tra l'incisione, che ha quelle caratteristiche di cui s'è detto, e il pezzo unico dipinto ad olio. In più il mondo dell'artista in questione è incantato, volutamente incantato, pervaso di ritmi magici come in un gioco d'automi e di figure che si muo­vono seguendo il suono di un carillon. Vi si leggono diverse tensioni che concorrono all'esito finale. La principale tra esse è una reminiscenza cam­biata di segno degli studi di lingue effettivamente compiuti, tendenti questa volta alla confusione delle stesse, proprio nel senso che i predicatori itine­ranti tedeschi del '500 scambiavano la parola “Bibel” con “Babel” raggiun­gendo così lo stadio profetico più alto, quello del delirio e della visionarietà. Qui agiscono anche la musica, la letteratura, l'architettura e infine il rumore sordo, le urla e la distruzione, che apocalitticamente riescono a trasfigurare i dati di partenza. La cosa vale soprattutto per il foglio intitolato Babel, ma per tutta la produzione su lastre rigide. La fantasia, unita alla carica iconocla­stica, porta a forme che appaiono destrutturate; il loro aspetto è esaltato dall'insistere sul contrasto tra bianco e nero e dallo sviluppo nel senso dell'altezza. Le linee forza sono tormentate sulla scorta delle ricerche delle avan­guardie primonovecentesche, ma avviene una continua rottura-alternanza tra linea diritte e curve che convivono come in una continua scrittura di note­vole liricità.

Paolo Thea







Colleen Corradi Brannigan
 
 
 
 

©2004-2006 Colleen Corradi Brannigan