Secondo appuntamento all'Ecoteca con Colleen Corradi Brannigan, i cui lavori hanno già varcato più volte i confini di Pescara. I quadri e le sculture della Brannigan rimarranno all'Ecoteca dal 13 febbraio, per tre settimane: forse poco per conoscere i molteplici aspetti di quest'affascinante artista italo-irlandese, ma già abbastanza per coglierne l'estetica sofisticata e la ricercatezza stilistica. I suoi lavori riassumono un'esperienza artistica già matura, eppure ancora in fieri, e al contempo anticipano il suo continuo bisogno di sperimentazioni e riproducono un pò del suo privato, come testimonia, tra le altre cose, la presenza della tela Tsunami.
Questo lavoro, all'apparenza avulso dalla realtà pittorica della mostra (che è incentrata sulla serie dei violini) s'inserisce nel delicato fil rouge della creatività impetuosa della Brannigan, perché è nata come estensione quasi inconscia del suo stile: l'enfasi creativa di un momento è stata sopraffatta dal trascendente, dal Superiore, dall'"inconosciuto", e ciò che nella mente è stato pensato come oggetto, si è trasformato in sentimento.
È come dire che la creatura e la stessa creatività hanno lasciato il posto alla creazione, soccombendo all'inconscio che con mano calma obbedisce a qualcosa di più grande e si traduce in opera d'arte non
prevista.
Il nesso, insomma, c'è ed è molto forte, come pure è forte la competenza artistica espressa da Colleen Corradi Brannigan nelle altre opere, vere impronte di stile, anche se la stessa artista confessa di essere ancora alla ricerca di nuove sperimentazioni e innovazioni.
Ancora un saggio della sua bravura ed un'occasione imperdibile per conoscerla meglio.
Floriana Riggio
florianariggio@hotmail.com
articolo apparso su:
"Quotazioni" e "Giorno e Notte" di gennaio 2005
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