Gli “Strumenti musicali” e le “Onde” di Colleen Corradi Brannigan.
La serie degli strumenti musicali dell'artista italo-irlandese Colleen Corradi Brannigan costituisce una felice continuazione di un genere che ha incontrato una fortuna considerevole almeno da Evaristo Baschenis (1617-1677) in poi. È infatti con quest'artista che lo strumento musicale come “oggetto” di natura morta assume un ruolo primario.
In realtà, già in precedenza esso fu utilizzato in composizioni autonome, come si può osservare ad esempio nella Tarsia con strumenti musicali di fra' Giovanni da Verona (1499), dove però l'utilizzo di tali strumenti era asservito e piegato a una concezione prospettica dello spazio, oltre che a una mimesi con la natura. Ma è soprattutto insieme a immagini sacre e pagane che gli strumenti musicali sono assurti a soggetti della rappresentazione pittorica: basta pensare a due famosi esempi quali la Santa Cecilia e Santi (ca. 1514-1516) di Raffaello o il Suonatore di liuto (ca. 1595-1596) di Caravaggio. Con Baschenis torna a galla un realismo d'ispirazione caravaggesca, che si combina con un senso dell'immagine non meno attento all'equilibrio compositivo-scenografico e con un perspicuo acume prospettico.
L'opera della Brannigan prende spunto da una corrente artistica delle avanguardie storiche, quella del cubismo. Innegabile è infatti tale sostrato che si evince osservando i suoi monotipi (stampe ricavate in un unico esemplare premendo la carta su un disegno o pittura a inchiostro calcografico, preparati su una lastra di metallo o vetro). Picasso e Braque costituiscono per l'artista, almeno per l'inizio, le due massime fonti d'ispirazione in tal senso.
Il principio di geometrizzazione dello spazio e delle cose fu condotto dal cubismo alle estreme conseguenze costruttive e non-naturalistiche. In tale corrente si possono infatti notare: rinuncia alla profondità e alla prospettiva; schematismo e spigolosità del segno; scomposizione dell'oggetto e sua riduzione a semplici forme solide; giustapposizione di punti di vista diversificati, così da comporre una “immagine integrale” – simultanea e sintetica – degli oggetti raffigurati. Pur partendo da premesse consimili, la Brannigan riesce ad andare oltre.

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Musical Dimension |
Una sorta di semplificazione è evidente in lavori eccelsi appartenenti ad un arco di tempo che dal 1999 arriva fino al 2004, come Strings, Trombone and violin , Dissection e soprattutto Musical dimension , in cui la cassa propria del violino si cela allo sguardo sotto un'intricata sovrapposizione di linee e volute e dove è possibile notare anche il riccio (o testa), qui nella classica forma a chiocciola, e parte del manico dello strumento stesso. Ma, come ha ben espresso Luigi Pagliarini, curatore della mostra tenutasi al Caffè Galleria Ecoteca di Pescara dal 28 aprile al 16 maggio 2004, “ ...la stilizzazione che l'artista riesce a realizzare su carta risulta densa d'insondabile istintività, d'immediatezza, d'eleganza e di quello stile e quella dinamica che solo il violino riesce a esprimere quando appare sulla scena sonora. Rappresentati su tela, su carta, in bianco e nero e a colori, tali strumenti accompagneranno le nostre notti evocando musica anche quando regnerà il silenzio ”.
Opere come Attracted by a magnetic obsession (2001), Musical Abstraction I , Violin and mandolin, Pleasure, Rapsodia, possono a buon diritto annoverarsi tra i maggiori raggiungimenti della serie. Da ogni foglio si sprigiona una forza poetica e musicale che non hanno pari. Gli strumenti, apparentemente muti, liberano tutta la loro forza, sembra di udire il suono nonostante nessuno stia pizzicando le corde, finendo per plasmarsi in una melodia di concavità e convessità, attraverso un oculato gioco chiaroscurale. È come se gli oggetti risultassero dall'affioramento di porzioni di materia (zone scure) su una superficie d'acqua (zone bianche), in continua evoluzione e in ciclico movimento, preferendo via via una vista di sotto in su, frontale, a sinistra e a destra.

Rapsodia
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Violin and Mandolin |

Pleasure |
Questi stessi mutamenti sono ben osservabili anche nell'altra mostra, sempre nella stessa Ecoteca pescarese e sotto la direzione artistica del Pagliarini, svoltasi dal 13 febbraio al 5 marzo del 2005. Si tratta di “Waves”, esposizione che costituisce un relativo avanzamento nella concezione artistica di Colleen: in particolare, per quanto concerne i violini, essi assumono una dimensione maggiormente astratta, ancora allo stato larvale nell'opera Violin del 2001, dove è ancora ben riconoscibile la forma classica dello strumento musicale, nonostante la maggior compressione diseguale della parte centrale della cassa e su cui ben evidenti affiorano le due caratteristiche aperture a “F”. Osservando bene, già in questo caso l'artista ha operato una sorta di “dripping” sia sullo strumento che nella zona contigua: infatti volute, linee e punti bianchi, azzurri, neri, grigi si rincorrono e si sovrappongono realizzando una sinfonia di colori. Ma soprattutto in altri esempi della stessa mostra è riscontrabile questa nuova anima artistica. Nelle coeve litografie a colori, il violino ha assunto forme originalissime, con due mezzelune chiuse da altrettante paraboli opposte: per intenderci, la sagoma ricorda molto da vicino quella di un torso di mela. Ma questo modello non è fermo, al contrario si piega, ruota su sé stesso, si spezza e poi si ricombatta per continuare in mistilinee nella superficie a esso adiacente. Le stesse aperture a “F”, due nei modelli precedenti, si riducono a un'unica forma stilizzata che si dilata a dismisura uscendo anche fuori e interagendo con lo spazio occupato dal violino.
Grande cura è riservata anche ai materiali, dove alla classica pittura a olio si affiancano acrilici, luci al neon e polistiroli, giungendo a creare una pittura-scultura come nell'opera “Onde” del 2005. In essa la Brannigan realizza un connubio tra il mare e parti di strumenti musicali, realizzando realmente la sinfonia musicale di cui si parlava prima. Caratteristiche a questo scopo Blue Enchantment , in cui s'intravede quello sviluppo di chiaro spirito cubista di cui abbiamo già discusso; e Musical Ocean (2005), in cui l'artista dà sfogo alla sua creatività interpretando la furia del mare attraverso una pittura di forte impatto, fatta di onde spigolose, quasi geometriche, che s'impennano, s'avviluppano e s'inarcano su sé stesse, spumeggiando e rumoreggiando. Opere monumentali, visto che entrambe si distribuiscono su cinque pannelli di cm. 40 x 80: in tutto ben 4 metri ciascuna. L'acqua però è portatrice di vita ma anche di morte e distruzione. Così nasce un assoluto capolavoro, Tsunami , olio e acrilico su tela (150 x 250 cm .), realizzato poco dopo il disastro del 26 dicembre 2004 che ha causato migliaia di morti nel sud-est asiatico.
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Ondata di Kanagawa di Hokusai |
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Tsunami |
Esso vuole essere una bandiera e un monito non solo contro uno dei maggiori disastri ambientali che negli ultimi anni ha funestato il genere umano mietendo migliaia e migliaia di vittime, ma vuole anche rappresentare il simbolo di tutte le situazioni di effettiva impotenza contro cui l'uomo deve misurarsi giornalmente. La forza e l'imponenza dell'onda che
si sprigiona nella parte sinistra del quadro attrae l'occhio dello spettatore come una calamita, ma nello stesso tempo lascia un perpetrato stato di malessere interiore sia per quello che si vede e sia per il significato palese che l'opera ci comunica. Con prodigiosi colpi di pennello e spatola, attraverso tinte oscure che si rincorrono continuamente, Tsunami realmente costituisce il raggiungimento più importante nel cammino artistico della Brannigan, la quale probabilmente ha scoperto e mediato per il suo lavoro quello che a ragione è considerato il capolavoro del maestro nipponico Hokusai, L'ondata a Kanagawa . Simile risulta il taglio prospettico, anche se Colleen dilata maggiormente il suo soggetto: ma su entrambe aleggia il convincimento dell'assoluta forza della natura contro cui l'uomo non può avere la meglio, ma solo prevenirne e ridimensionarne i danni.
Caserta, 25 agosto 2006.
Dr. Gianni Gallinaro
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